Gasdotto TAP nel Salento. Le ragioni scientifiche e geopolitiche per dissentire. Iniziativa raccolta firme

Leggi tutto...La posizione della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori della Sede Provinciale di Lecce a riguardo del progetto TAP è quella di critica e conseguente rigetto. Le ragioni del rifiuto sono state affidate a due comunicazioni riprese dalla stampa e dai media nonché diffuse sui social network (v. in proposito il sito della LILT di Lecce - www.legatumorilecce.org).

Due corsi della Scuola Volley presentati dalla Showy Boys

Leggi tutto...Mancano pochissimi giorni all’inizio dei corsi di minivolley e pallavolo della Showy Boys per la stagione sportiva 2013-2014. Riparte così l’attività di preparazione atletica e tecnica del progetto “Scuola Volley” che la società bianco-verde ha avviato lo scorso anno con l’obiettivo diffondere la pratica della pallavolo attraverso un percorso che conservi il giusto clima di divertimento, fattore che deve sempre contraddistinguere l’attività sportiva giovanile miscelata, in più, con il sano agonismo.

Settimana di arte,cultura e letteratura ebraica. Lech Lechà - Và verso te stesso

Leggi tutto...Il  Festival  Lech Lechà - Và verso te stesso – fa tappa a Sogliano Cavour. La settimana di arte, cultura e letteratura ebraica, che si svolgerà dal 25 agosto al   2 settembre 2013 in tutta la Puglia, promossa e patrocinata dall'assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e organizzata dalla Comunità ebraica di Napoli (sotto la cui giurisdizione ricade la Puglia e l'Italia meridionale) con il patrocinio dell'Unione delle comunità ebraiche italiane e dei Comuni e Province ospitanti gli eventi della manifestazione

Cafè Albert, la scelta del km0. Stampa il coupon e presentalo alla cassa per ottenere lo sconto

Leggi tutto...Fernando, titolare del Cafè Albert , inizia i primi passi nel mondo della pasticceria in giovanissima età presso i maestri pasticceri di Galatina, paese natale del più famoso fra i dolci salentini: il pasticciotto, e prosegue la sua esperienza presso diversi e rinomati pasticceri di Lecce e provincia.

Oggi il cafè rappresenta un luogo di ritrovo soprattutto per le prime colazioni: preparate da mani sapienti utilizzando prodotti sani e genuini nel rispetto di antiche ricette artigianali.

In un ambiente tranquillo ed accogliente potete regalarvi un momento di dolcezza e bontà per poter continuare meglio la giornata. Il Cafè Albert adotta la politica del Chilometro Zero.

Compila il form e ricevi il coupon per ottenere lo sconto del 20% su tutta la pasticceria.

Cafè Albert
via Monte Bianco, 9 Galatina
tel 0836.569924 - cel 3289620016
www.cafealbert.it



Alessandra Corsano presenta la sua prima opera in versi "Quaranta passi più due"

Leggi tutto...Alessandra Corsano è nata a Lecce nel 1971. Fin dall'adolescenza coltiva un amore per la poesia, libera espressione della creatività del soggetto. "Quaranta passi più due" è la sua prima raccolta di versi, momenti di intensa riflessione, legati al suo vissuto ma non solo. Scrive di lei Giovanni Invitto, professore ordinario di Filosofia Teoretica dell'Università di Lecce, "La poesia di Alessandra Corsano sembra piena di umori che maturano e che, talvolta, sono presentati con «timore e tremore» (rubo la formula a Kierkegaard) , altre volte incombono con la loro forza fisica, sensibile, vitale. Talaltra il suo vissuto, le sue passioni, i suoi dubbi sono mascherati o comunque presentati con pudore, con paura.

Paolo Fresu e Rita Marcotulli al Locomotive 2013

Leggi tutto...Prende forma il programma del Locomotive Jazz Festival 2013, diretto dal sassofonista Raffaele Casarano e dedicato quest’anno al tema “Ma poi…il jazz che Senso ha?”: fra gli ospiti che saliranno sul palco di Sogliano Cavour dall’1 al 4 agosto, ci saranno il trombettista sardo Paolo Fresu e Rita Marcotulli.

“Il giardino grande” di Ortensio Seclì

La storia che voglio raccontare parte da lontano.

Un giorno di alcuni anni fa, curiosando fra gli scaffali dell’Archivio Storico Parabitano e conversando con il suo responsabile ed animatore Aldo D’Antico, mi colpisce una storia, quella de “I promessi sposi parabitani”, come semplicisticamente è stata ribattezzata, scritta su una vecchia rivista, della quale chiedo lumi a D’Antico. Egli mi spiega che l’estensore di quella nota storiografica è Mario Cala e che quindi a lui più di tutti io debbo semmai chiedere delucidazioni. Intanto, però, Aldo mi dona la collezione completa della vecchia rivista della Pro Loco parabitana perché è proprio su uno dei primi ingialliti fogli di quell’opuscolo che leggo la storia in oggetto. Per l’esattezza si tratta dell’articolo Due amanti ed un curato. Una patetica storia d’amore nella Parabita del XVIII secolo, di Mario Cala, contenuto  in “A Parabita due notti d’estate”, 2ª edizione, Parabita 1977.

Si tratta di una storia d’amore che coinvolge due protagonisti della nobile famiglia Ferrari che tenne il feudo di Parabita fino all’Ottocento. Questa storia venne resa nota con un documento del 1823, “Memoria pel Duca di Parabita nella causa co’ fratelli Ferrari” (Napoli, Tipografia di Nunzio Pasca), un trattato di giurisprudenza in cui era contenuta la storia raccontata da Mario Cala.

I fatti si svolgevano nell’anno 1780 quando don Francesco Saverio Ferrari, figlio di don Giuseppe, primo Duca di Parabita, viveva una clandestina e tormentata storia d’amore con tale Rosaria Cataldo, una popolana, probabilmente figlia di qualche governante di casa Ferrari. Chiaramente questa storia d’amore trovò la disapprovazione della illustre famiglia del rampollo parabitano, tanto che Francesco Saverio e Rosaria dovettero ricorrere all’astuzia per poter celebrare il loro matrimonio. I due giovani infatti, che avevano già avuto due figlioli, Francesco e Vincenzo, si recarono notte tempo da un recalcitrante arciprete, don Vincenzo Maria Ferrari, costringendo con l’inganno il curato a dichiararli marito e moglie. L’arciprete negò che quel rito fosse valido e Rosaria e Francesco Saverio vennero condannati l’una a stare richiusa in un monastero di Lecce e l’altro a star lontano e non più rivedere la sua amata. Dopo una lunga battaglia legale, il matrimonio divenne finalmente valido. Ma nel frattempo Francesco Saverio, che tanto aveva sofferto per lo sdegno e l’onta subita e per la lontananza da Rosaria, si ammalò gravemente e morì dopo appena un anno.

Questa la storia degli sfortunati amanti documentata da Mario Cala che nel suo scritto allega anche un albero genealogico della famiglia Ferrari. Questo articolo di Cala viene poi ripubblicato in “Minima Storica Parabitana”, edito dall’Adovos di Parabita nel 1991 e in “Studi di Storia e Cultura meridionale”, volume della Società di storia Patria per la Puglia, Galatina 1992.

Intorno a questi fatti, qualche anno fa, si scatenò anche un certo clamore mediatico in quanto un giovane ricercatore, appropriandosi della storia, volle far credere che lo stesso Manzoni per la sua celebre pubblicazione si fosse ispirato ai due giovani parabitani. Ciò portò Mario Cala a smentire pubblicamente quanto arbitrariamente affermato, dal momento che lo stesso Cala, se aveva parlato di analogie fra la sua storia e quella dei Promessi Sposi manzoniani, mai tuttavia aveva millantato che il grande scrittore milanese si fosse recato a Parabita o fosse in qualche modo venuto a conoscenza di questo documento storico. Quella di Francesco Saverio e Rosaria resta comunque una bella storia d’amore, emersa dalle brume del Settecento parabitano. Ed è da lì che si dipana quel sottile ma resistente filo di una matassa che arriva fino ai nostri giorni, con la pubblicazione in questo anno 2012, del romanzo Il giardino grande (Il Laboratorio Editore) a firma di Ortensio Seclì, noto e stimato studioso di storia locale il quale me ne fa dono in uno dei nostri incontri sempre graditi e proficui per chi scrive queste note.

Si tratta di un libro che, in 35 capitoli più un Epilogo, partendo dalla documentazione di cui ho detto sopra, sviluppa una trama del tutto avvincente, tanto da far quasi dimenticare la realtà storica che fornisce a Seclì l’abbrivio per la sua narrazione. Il libro ha una coperta rossa rigida con un bel disegno di Giuseppe Greco e aggiunta di sopracoperta arricchita da una bandella destra, con breve nota dell’editore, e bandella sinistra, con ritratto dell’autore ad opera di Giuseppe Greco e brevi note bio-bibliografiche. Nella narrazione, agli elementi di pura fantasia, si uniscono degli inserti tratti dai documenti d’archivio e riportati in corsivo. La prosa di Seclì fluisce limpida e leggera nelle pagine di quest’opera amabile che si fa leggere dall’inizio alla fine senza nessun calo di interesse. Riemerge così da un passato sul quale sembrava si fossero ormai addensate le nebbie dell’oblio, grazie a questo omaggio letterario, la storia d’amore di Saverio e Rosaria (proprio a lei l’autore dedica il libro), i quali tornano a parlarci di un tempo in cui troppi ostacoli di carattere culturale e sociale impedivano il libero cammino di un amore mutuo e sincero che oggi (forse) non avrebbe incontrato nessuna riprovazione. Il periodo storico in cui si dipana l’intreccio narrativo, attraverso le vicende reali e simboliche dei due amanti protagonisti, è il grande teatro del settecento parabitano, un’epoca che Seclì conosce bene per averle già dedicato una monografia qualche anno fa (Parabita nel Settecento, Il Laboratorio Editore). La narrazione, degna del miglior romanzo nazionale contemporaneo, come è già stato sottolineato, si muove con andamento lento ma vario, mai stanco, sorretta da una tecnica espressiva matura e da una efficace orchestrazione con cui l’autore, che ha orecchio musicale, mette in scena fatti e personaggi, fra motivi dinamici e statici, muovendo le corde giuste al momento giusto per creare quel sicuro effetto di incantamento (ché il narratore cantastorie è sempre un poco stregone, fingitore, sciamano) nel lettore.

Non sorprende la capacità narrativa di Seclì perché già nei suoi articoli di storia locale, comparsi su svariate riviste, ci aveva abituato alla nota di colore, all’inserzione di aneddoti e trance de vie all’interno della macronarrazione storica di cui si occupava. Sempre attento al minimo dettaglio e con una spiccata sensibilità verso gli umili, quei personaggi minori, se non minimi, delle nostre comunità municipali che Seclì ha sempre voluto dimostrare che fossero, quanto e più dei grandi personaggi, calati nella storia e che come loro avessero pari dignità e medesimo spirito di appartenenza al contesto storico analizzato. Non sono mancati nemmeno, nelle sue noterelle storiche, degli spezzoni di umorismo a mitigare la fredda scientificità dei documenti compulsati e tutto ciò ha avvicinato il lettore ai precedenti articoli e libri di Seclì e, almeno per quanto mi riguarda, ha fatto intendere che, dietro lo storico, si stesse preparando il narratore, che insomma il romanziere attendesse solo il momento opportuno per rivelarsi. E il momento ora è arrivato. Una storia matura nella mente del proprio creatore nel tempo più o meno lungo della sua ideazione e in quello entusiasmante ma  laborioso della sua gestazione. L’autore vive dentro di sé i propri personaggi, le storie, gli avvenimenti ideati, fino a quando essi non diventano pagine di libro da consegnare all’editore, il quale a sua volta li consegnerà ai lettori con la dovuta apprensione che accompagna ogni nuova pubblicazione.

Se questa pubblicazione poi incontra il gradimento di pubblico e critica, ciò significa che il lavoro svolto è stato ben fatto, le attese ben riposte i sacrifici fatti vengono ripagati. Ciò accade all’opera dell’amico Ortensio Seclì ed io sono lieto di darne testimonianza in questo mia modesta recensione. L’arte di raccontare del maestro Seclì ci consegna il suo frutto più maturo, la prova più compiuta, con questo romanzo, se è vero che, alla fine della lettura, la polvere di quel mondo antico raccontato ci sarà rimasta attaccata alla suola delle scarpe e qualcosa di esso continueremo a portarci dentro a lungo nei nostri percorsi quotidiani.

Educazione allo sviluppo sostenibile e sensibilizzazione alla raccolta differenziata

Insegnamenti, riflessioni, richieste ma anche idee concrete e buone pratiche: sono questi gli ingredienti del successo della quarta edizione del progetto di “Educazione allo Sviluppo Sostenibile e Sensibilizzazione alla Raccolta Differenziata”, che si è concluso con la cerimonia di consegna delle targhe di partecipazione ai rappresentanti degli istituti aderenti al percorso formativo tenutasi il 7 giugno 2013 nel Palazzo municipale di Galatina.

Diventato ormai un appuntamento irrinunciabile nel panorama culturale locale, il percorso formativo sulla raccolta differenziata mira a sottrarre alla discarica preziosi materiali come carta, cartone, plastica, vetro ed alluminio per dare loro nuova vita attraverso le successive operazioni di recupero e riciclo.

Piccoli ma consapevoli gesti che i bambini hanno imparato a poter compiere ovunque: non solo a scuola ma anche a casa e nel loro tempo libero.

Un processo capace di economizzare le risorse, ridurre gli sprechi ma soprattutto in grado di difendere l’ambiente in cui viviamo consapevoli di poter consegnare ai nostri bambini un futuro migliore in termini sociali ed ambientali.

Un processo complesso, nel quale sono coinvolti numerosi attori protagonisti, dai semplici cittadini che conferiscono in maniera corretta gli imballaggi negli appositi contenitori, all’amministrazione locale che quotidianamente si impegna ad organizzare con efficienza ed efficacia il servizio di raccolta dei rifiuti urbani.

Un’iniziativa che quest’anno ha registrato un aumento del numero dei ragazzi coinvolti ed è stata realizzata ancora una volta con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, della Regione Puglia e della Provincia di Lecce.

L’attivazione di sinergie con gli enti locali quali la Centro Salento Ambiente che ha curato l’aspetto tecnico garantendo il coinvolgimento dei Consorzi Nazionali di Filiera del CONAI, il dott. Giampaolo Bernardi che ha tenuto gli incontri formativi in tutte le scuole del territorio comunale (frazioni comprese) e l’Associazione Città Nostra che ha concluso il percorso con un approfondimento e conoscenza del territorio da cui far discendere riflessioni e comportamenti conseguenti nel rispetto dell’ambiente, dimostra che le collaborazioni sono realizzabili e capaci di produrre ottimi risultati.

A sottolineare l’importanza dell’impegno dell’Amministrazione comunale nel promuovere una cultura del riciclo attraverso la strategia “Rifiuti Zero” l’assessore all’Ambiente avv. Roberta Forte: “La partecipazione attiva dei ragazzi, cittadini consapevoli della società del futuro, nell'impegnativo processo di conoscenza delle problematiche generate dalla produzione dei rifiuti e di acquisizione delle possibili soluzioni, oltre a valorizzare il ruolo attivo della scuola, favorisce la nascita di quel senso di appartenenza ai luoghi e di dialogo costruttivo con le Istituzioni che trova la sua naturale conclusione con l'attuazione della Strategia Rifiuti Zero. Un obiettivo ambizioso al quale non possiamo più sottrarci”.

Navigare in sicurezza. A Gallipoli si incontrano centinaia di velisti

Leggi tutto...Sabato 27 aprile, alle ore 17, alla vigilia delle prove veliche della “Coppa del Salento”, dalle acque antistanti i pontili dell’Assonautica di Gallipoli, prenderà il via “Veleinregola”, veleggiata in flotta in cui tutte le imbarcazioni, sintonizzate sul canale 72, seguiranno la guida ed i commenti di esperti sulle regolazioni, indicatori e monitoraggi condizionanti le prestazioni veliche.

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Ambiente, veleni, tumori nel Salento. Noha 8 gennaio 2014

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