Pino Daniele, un nero a metà che parla alla folla dell’acqua ca ti nfonne e va,in una giornata di pioggia

pino-danieleNelle sere in cui il sonno stenta a farci visita e la pioggia batte sulla finestra, usiamo il telecomando tv come unica ancòra di salvezza. Utilizziamo noiosamente i suoi tasti per conciliare il sonno, ma a volte questa azione serba strane sorprese. La notte del 17 gennaio la RAI ha dedicato un lungo documentario su Pino Daniele, l’amico Pino Daniele che non ha bisogno di presentazioni, soprattutto per noi meridionali. Blocco gli occhi su quella immagine di lui giovanissimo davanti al giornalista: era il 1979 e il cantante con tutti quei capelli scapigliati, parlava al giornalista del suo LP “Terra mia” disco del suo esordio del 1977 eseguito con bravi musicisti e con un ritorno alle origini della melodia partenopea miscelata al pop, al blues e al rock. Pino vede questo suo lavoro come una forma di riscatto su certi atteggiamenti razzisti nei confronti dei meridionali che si avvertivano allora. E qualche volta anche adesso. “Noi siamo i neri italiani” diceva il nostro Pino, come i neri africani siamo considerati di serie B, cittadini di serie B. Era una specie di anticipazione del suo album “Nero a metà” che sarebbe uscito nel 1980, nel quale non fa certo mistero di sentirsi un nero, un africano a metà, accettato a metà nella sua stessa terra divisa dai punti cardinali di Nord e Sud. Una emerita sciocchezza, dice il cantante, ma usa una espressione un po’ più colorita. I concerti di quegli anni sono una esplosione di musica e felicità: Pino Daniele è circondato da amici affiatatissimi e bravissimi come James Senese, il sassofonista veramente nero a metà visto che è un musicista di colore ma parla napoletano, Joe Amoruso, Tony Esposito alle percussioni e il tentacolare Tullio de Piscopo alla batteria. Nei concerti si canta e si improvvisa anche per una decina di minuti sulle stesse note creando momenti indimenticabili. I musicisti sono completamente presi da questa esaltazione musicale, sono contenti e sudati, con un pubblico che esplode sulle note di Musica Musica e Quanno chiove. L’introverso Daniele si lascia andare a monologhi vocali e musicali, con una fascia di stoffa stretta in testa che lo rende più meridionale di quello che è: un cristo sofferente, sudato ma non in croce, senza spine, che parla alla folla dell’acqua ca ti nfonne e va, tanta l’aria sadda calmà.

Il giorno in cui ho sentito la notizia della sua scomparsa non ci volevo credere, ho avuto la sensazione che uno di famiglia se ne fosse andato, in effetti è così. E nella testa più che canzoni fortemente ritmate ho rincorso parole di testi poetici come Allerìa …  pe' 'nu mumento te vuò scurdà che hai bisogno d'alleria, quant'e sufferto 'o ssape sulo Dio. E saglie 'a voglia d'allucc,ca nun c'azzicche niente tu,vulive sulamente da`:e l'alleria se ne va...

Si, Pino l’alleria se ne va, ma io ti voglio ricordare così, con quella pezza arrotolata in testa e i capelli scapigliati sul lungomare napoletano col vulcano alle tue spalle e dentro di te. In una presentazione di un libro ho usato la tua canzone, non me ne volere ma mi serviva per concentrare il pensiero in pochi minuti. Ciao Pino il tuo genio ci mancherà. La tua vita non è passata inosservata ma ha reso più bello il mondo, come solo le persone speciali sanno fare.

elenamanigrasso@virgilio.it

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Ambiente, veleni, tumori nel Salento. Noha 8 gennaio 2014

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