A Galatina un percorso fotografico, musicale, artistico per riflettere sulla violenza tragica della guerra

P 20141228 121948 1La parola pace, fra le molte parole della vita, è la più usata, la più cercata, la più desiderata, la più invocata, la più cercata come voce del proprio essere nella vita serena. Per capire la violenza tragica della guerra, nelle ex Officine Martinucci, di Galatina, lungo la via per Sogliano n. 157, sabato 3 gennaio 2015 alle ore 17 è stata organizzata dall’Associazione Barriere al Vento in collaborazione con i centri L’Aquilone e La Bussola: Siamo vivi solo se c’è pace. Percorso fotografico, musicale, artistico di danza e teatro Tra guerra e pace, proprio per riflettere sul bisogno della pace quale condizione di vita serena per tutti i popoli della terra. La guerra nel pensiero dei ragazzi vuole essere messa fuori dalle porte della Storia con le loro parole semplici guidati da Mauro Marino. Nel coraggio e nella forza della semplicità delle parole dei ragazzi la guerra è: morte e distruzione, non chiedetelo a noi.

“Il soldato saluta, marcia!

attenti… c’è l’attacco

pum, pum, pum

Rumore assordante

per le mie povere orecchie…

Sento la tromba, lontano

aspettare il silenzio

per aver quiete.

I cingoli armati

e l’assalto, con la spada

Svegliatevi

Rumore, rumore

La guerra è quando si lotta

quando muoiono tante persone.

Urla, tentare la fuga

tentare la salvezza.

Silenzio adesso, silenzio…

Tutti pagano!

L’attacco di Daniele

è una guerra mondiale.”

 Parole impegnative per la Storia quelle del laboratorio teatrale del poeta Mauro Marino come quelle del poeta Salvatore Quasimodo che nella poesia I soldati piangono di notte scrive:

“né la croce né l’infanzia bastano,

il martello del golgota, l’angelica

memoria a schiantare la guerra.

I soldati piangono di notte

prima di morire, sono forti, cadono

ai piedi di parole imparate

sotto le armi della vita.”

La guerra nelle parole dei ragazzi è raccontata nella sua massima violenza e tragicità: la guerra infatti è iniqua, infame, incivile, ingiusta, ingiustificata la guerra causa morte e crea tante disabilità. Tutte le parole sono buone per raccontare la guerra, non ci sono parole sbagliate ma spesso le parole sono usate in modo sbagliato. La guerra è sbagliata perché risulta essere un inutile sacrificio per la vita. In occasione del centesimo anniversario della Prima guerra mondiale è organizzata una ricca mostra fotografica e di canti dei soldati in guerra da Giovanni Dollorenzo. La pace come desiderio di vivere il tempo con l’altro è raccontata da tante foto di vita quotidiana relativa all’attività dei ragazzi. Le foto delle attività del centro sono associate ai quadri dell’artista Franco Casi il quale nella sua ricerca: tratti ri-tratti fissa lo sguardo nei volti e con la luce porta a scoprire la profondità dell’animo promuovendo un’esperienza che cerca di superare il significato dell’anima secondo Freud. Nel poeta del volto Casi ogni segno del volto svela un bisogno di vita e grida: sono libero perché voglio essere normale. La pace del mio corpo è quella insegnata da Chiara Dollorenzo attraverso la danza di comunità in cui il corpo supera i limiti e mette alle porte della propria vita tante disabilità. La violenza della guerra è declinata dalla musicoterapia di Marianna Greco dove il corpo nei suoni rappresenta la guerra. L’esodo dei popoli per sfuggire dalla violenza della guerra viene raccontata da una installazione, realizzata dall’artista Vincenzo Congedo “Naufragio dei disperati” nel Mediterraneo. In quel Mediterraneo del poeta Eugenio Montale:

“la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso

e insieme fisso;

e svuotarmi così d’ogni lordura

come tu fai che sbatti sulle sponde tra sugheri alghe asterie

le inutili macerie del tuo abisso.”

Oggi il mare del poeta è diventato un cimitero di morti senza tomba: la violenza più estrema contro l’uomo.

Non mancano le sculture di Franco Martinucci, operatore maestro e guida dei ragazzi nel laboratorio di pietra leccese, dove l’educazione all’arte per i giovani disabili diventa lezione di educazione alla vita perché la vivano come esperienza condivisa con l’altro. Un focus particolare è il video di Vito Berti che percorre e racconta un anno di vita nei centri L’Aquilone e La bussola. Il 3 a sera sarà una giornata particolare perché tra i disabili e i normodotati non ci saranno le nuvole che impediscono di vedere come i ragazzi dei centri L’Aquilone e La bussola sanno essere artisti poeti e danzatori.

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