Ma la legislazione italiana è fatta ad uso e consumo degli studi legali e dei loro facoltosi clienti?

euroTra quindici mesi ricorrerà il ventesimo anniversario dell’entrata in vigore della legge 108 del 1996, la legge sull’usura. Quindici mesi per chi frequenta i tribunali non sono lunghi, sono spesso il tempo che intercorre tra due udienze, spesso un tempo che non produce nessun risultato, nessun avanzamento nella procedura, un tempo, quindi, quasi trascurabile.

Dopo questo tempo dall’entrata in vigore della legge, una legge in cui si parla anche di numeri, parametri e formule matematiche cominciano a sedimentarsi interpretazioni ed applicazioni della stessa, abbastanza razionali, comprensibili, logiche, uniformi.

Si pensi all’inclusione di tutti i costi del credito promessi o percepiti nel calcolo del costo totale dello stesso  credito, all’estensione al tasso di mora nei contratti bancari della valutazione dell’usurarietà dell’operazione, all’esclusione della sommatoria tra tasso corrispettivo e di mora ai fini della verifica del superamento del tasso soglia. Cose abbastanza razionali, comprensibili, logiche, quasi uniformi.

Quasi un ventennio, ma non credo che il lavoro sia da considerarsi completato, per interpretare ed applicare una legge in cui si tratta di medie di prezzi effettivamente applicati (i tassi di interesse sulle operazioni finanziarie), formule matematiche conosciute e di utilizzo comune in Italia ed all’estero. Quindi dovrebbe aiutare che la matematica non è un’opinione, ma in Italia…

Questo ventennio, in verità, non è ancora bastato per rimuovere dalla normativa una formula, scritta da Banca d’Italia, che non ha niente di logico, cha lo stesso Istituto ha già cominciato a correggere, se pure con i tempi dilatati di cui si parlava.

Siamo sicuri che il problema per cui gli investitori stranieri non investono in Italia sia il costo del lavoro? Siamo sicuri che il motivo per cui gli investitori stranieri non investono in Italia è la criminalità, almeno quella universalmente riconosciuta come tale e che attira sdegno unanime?

Oppure la spiegazione può essere, anche se non soprattutto, nel fatto che la legislazione italiana sembra servire solo agli Avvocati cha fanno del bizantinismo il loro modo di operare? Può essere che all’etero giudichino non  democratica la nostra giustizia, con tutto quello che ne consegue in termini di sfiducia nel sistema?

E’ risaputo che in Italia la produzione legislativa, tranne rari casi, trae spunto dall’emergenza e dalla fretta, vedasi come ultimo esempio, il codicillo cosiddetto salva Berlusconi inserito nella legge di stabilità 2015, del quale a lungo non si è saputo chi l’avesse inserito, quando e perché. Magari il codicillo ha un suo scopo, un obiettivo utile al Paese, ma l’agire di manine ignote l’ha sinora destinato ad essere accantonato.Ma questo è un esempio più pittoresco che concreto. Tanti altri sono gli esempi di leggi frettolosamente scritte ed approvate, che aprono la porta ad immediate dichiarazioni del tipo “La legge sarà rivista nell’altro ramo del Parlamento….” Oppure criticate, emendate e modificate pochi mesi dopo la loro approvazione. Oppure di interpretazione talmente complessa da richiedere decenni per essere correttamente applicata. Gli esempi non mancano, rimanendo nell’ambito dei contratti bancari, gli usi di piazza, l’anatocismo, materie che hanno richiesto periodi quarantennali ed anche più lunghi per essere interpretati in maniera non stridente con la logica e le altre leggi.

Possibile che mille parlamentari, e soprattutto robusti uffici legislativi, di partito e del Parlamento,non riescono a produrre norme chiare e semplici da applicare, compiute, non sistematicamente in conflitto con altre leggi?

Sorge un sospetto: ma la legislazione italiana è fatta ad uso e consumo degli studi legali e dei loro facoltosi clienti?

Un indizio. Tanti ricercatori italiani, ed anche lavoratori, sono assunti all’estero per via della loro preparazione.Sento raramente, o forse mi sbaglio, forse mai, di giuristi chiamati a lavorare all’estero. Perché? Non abbiamo valide scuole di diritto o sono impostate come dicevo prima a bizantinismo più che a tecnica legislativa? E’ possibile all’estero che abbiano percepito questo aspetto e non vogliano intromettersi nelle nostre cortigianerie?

Se ci penso in Italia operano tanti studi professionali esteri, fiscali, commerciali, consulenziali, ingegneristici, studi legali mi pare di no. E’ un caso?

Se ci penso, gli investitori stranieri in Italia vengono con spirito non industriale, con l’intenzione di stabilirsi e lavorare, ma acquisiscono aziende per appropriarsi di brevetti e tecnologie, saldo poi darsi a gambe in spalla al primo intoppo, oppure acquisiscono partecipazioni, per lucrare sulle capacità italiane di sopravvivere in questo sistema.

Quindi gli investitori stranieri, ed anche i nostri, dovrebbero, con quello che comporta in termini di impegno e fatica, intraprendere in un paese in cui la tassazione è elevatissima, le infrastrutture carenti, le leggi inadatte ad un paese evoluto? Quali vantaggi offriamo loro?

Tra l’altro vorrei far notare che mentre tassazione ed infrastrutture sono due esempi di settori nei quali ci sono denari da indirizzare, scelte da prendere,  l’unica risorsa che dovrebbe essere a costo ridotto, le leggi, non viene ritenuta nevralgica, se non a colpi di annunci e pittoreschi lanciafiamme.

O lo fanno apposta?

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