Lecce: una mostra omaggio a Ezechiele Leandro

omaggio-a-Ezechiele-LeandroSarà inaugurata il 12 dicembre alle 18.30 presso il MUST, museo storico della città di Lecce, la mostra-omaggio a Ezechiele Leandro, con 18 dipinti, 3 sculture e 12 fogli manoscritti, tutte opere provenienti da una collezione privata. In tale occasione sarà presentato il catalogo della mostra, con testi di Toti Carpentieri e Renzo Margonari e una biografia a firma di Antonio Benegiano e Ambra Biscuso.


Ezechiele Leandro. I denti del leone, questo il titolo della nuova mostra del MUST, il Museo Storico della Città di Lecce, che vede insieme il Comune del capoluogo salentino e il Comune di San Cesario di Lecce, e che ci accompagnerà nel passaggio dal 2014 al 2015, in continuità con quanto proposto sino ad ora nell’ambito di “MUSTINART. Generazioni a confronto”, il format che identifica l’attività espositiva dell’Istituzione museale leccese sin dalle tre mostre iniziali, quelle che costituivano la proposta di “Lavori in corso. Corpo 1”. E sempre con il chiaro proposito di “valorizzare l’identità culturale del Salento (i territori di Lecce, Brindisi e Taranto), sviluppando da un lato la conoscenza e la fruizione dei beni monumentali cittadini nella rete del SAC – Sistema Ambientale Culturale di cui il MUST Museo Storico Cittadino è il fulcro centrale, dall’altra, offrendo, attraverso un’attenzione all’arte contemporanea, un riconoscimento alle ‘eccellenze’ indigene valorizzando i talenti e stimolando il sorgerne di nuovi tra i giovani”, come abbiamo avuto più volte occasione di rammentare e di ribadire.

Ma questa mostra, a quasi centodieci anni dalla nascita dell’artista salentino, vuole innanzi tutto confermare il suo essere, ben oltre ogni altra e possibile definizione, un “primitivo”; come ben evidenziano la semplificazione formale delle sue opere e l’assenza in esse dei soggetti narrativi, in una sorta di espansione del concetto d’arte e nel proposito manifesto ed esercitato di riconquistare la libertà primigenia. Ma, ancor più, vuole confermare il suo status di artista totale, con quel suo muoversi dalla ricca e particolare produzione pittorica alla scultura anche ambientale (l’assoluta unicità del “Santuario della Pazienza”, finalmente vincolato dal Ministero dei Beni Culturali”) alla letterarietà dei tanti suoi scritti (i denti del titolo della mostra sono, appunto, questi tre aspetti espressivi), tra significati pedagogici, etici e simbolici, oltre estetici.

“Ed eccoci, ora, alla ri/affermazione di quel suo voler essere primitivo e originale, concetti questi, più volte precisati e difesi, che lo rappresentavano e che lo rappresentano. Ieri, ma ancor più oggi, nel momento in cui sarebbe opportuno, in linea con il suo pensiero, porsi dinanzi alla realtà avvalendosi di una sorta di necessario e doveroso filtro morale, guardando al bene e al male, e al conflitto tra i due termini e le due contemporanee modalità del vivere. Evidenziando il senso dell’inquietudine e della sofferenza umana, nell’evidente elogio del brutto, della reificazione dello scarto e dell’esaltazione dell’oggetto (ben oltre dada e Schwitters e in una precisa anticipazione della trash art), scoprendo con grande forza espressiva i mostri dei suoi sogni. Bestiari moderni di un visionario che non è contro, ma fuori da ogni regola. Libertario e moralista, quindi ma ancor prima uomo senza maestri, profeta, primitivo e rupestre”. (Dal catalogo della mostra).

“La mostra – secondo Toti Carpentieri – è finalizzata a far comprendere come Leandro non sia un naif ma un primitivo, e come alla base del suo lavoro ci sia inequivocabilmente un progetto”.

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