Libertà di parola non significa “libertà di dire tutto ciò che si vuole”

123456E’ giusto e sacrosanto che uno Stato tuteli la libertà di parola. E’ d’obbligo però comprendere che non siamo liberi di dire tutto ciò che vogliamo. Che le parole siano già delle azioni che producono effetti immediati, al pari di un’azione fisica, lo sperimentiamo quotidianamente soprattutto quando riceviamo un insulto: la parola ci definisce, ci contestualizza, ci colloca in un ruolo particolare e questo lo avvertiamo in modo particolare quando siamo insultati o apostrofati in una maniera che non ci appartiene. La libertà ha dei limiti, qualunque libertà, e forse questo non è chiaro a molti. Lo psicologo e filosofo austriaco Paul Watzlawick sostiene addirittura che basterebbe già cambiare il nostro modo di parlare per cambiare il nostro approccio al mondo, producendo noi stessi azioni benefiche sulla nostra mente. Ma è esperienza comune sapere come con le parole una persona la possiamo guarire o, volendo, la possiamo uccidere.

Sabato 17 gennaio s’è svolto a Milano il convegno omofobo che aveva come tema una riflessione sulla “tutela della famiglia naturale”. Un virgolettato che farebbe rabbrividire ogni serio antropologo, come se per l’essere umano esistesse qualcosa di realmente naturale. Ad un certo punto della conferenza uno studente  in giurisprudenza di 22 anni, Angelo Antinoro, chiede e prende la parola e nel suo intervento fa una domanda in merito alle teorie riparative per curare l’omosessualità e cosa direbbero ai loro figli se si dichiarassero omosessuali. I convenuti hanno dato una eccellente dimostrazione della libertà di parola: hanno pesantemente insultato il ragazzo, soprattutto il direttore del giornale Tempi.it  Luigi Amicone “sei qui per rompere le balle” e “vai a cagare”. Guardando il filmato dove si può prendere visione su come addetti alla sicurezza allontanano in malo modo il ragazzo dal palco si nota anche Ignazio La Russa che chiama il ragazzo “culattone”: lo dice dentro di sè, ma il labiale è inequivocabile. Le scene sono degne d’un regime dittatoriale della peggior specie. Un convegno, insomma, dove un eventuale contraddittorio non era ammesso pena l’allontanamento coatto e violento.

Contraddittorio che, invece, sta avvenendo in questi giorni in Senato dove molti senatori catto-fondamentalisti omofobi sono in seria difficoltà dinanzi ad autorevoli psicologi e scienziati che sostengono che le famiglie omosessuali sono assolutamente normali, che i figli cresciuti con famiglie omosessuali non hanno nessun problema d’ordine fisico e che… insomma, gli omosessuali sono normali come gli eterosessuali. Gianfranco Amato, l’avvocato che è a capo di un’associazione è tutto il contrario del nome che ha, “Giuristi per la vita”, aveva sostenuto che le famiglie omosessuali erano pericolose, facendo riferimento ad una letteratura ormai antiquata e con risultati che nessun scienziato oggi prenderebbe in considerazione per sostenere delle tesi riguardanti suoi studi in merito a queste determinate tematiche. Chi è nel campo della scienza sa benissimo che non tutto ciò che è pubblicato è da prendere in considerazione per il semplice fatto che sia stato pubblicato e che la conoscenza evolve nel tempo, si perfeziona, si amplia, diventa sempre più complessa verso un’oggettività che probabilmente è più un ideale al quale riferirsi che un traguardo raggiungibile. Faccio un esempio forse comprensibile ai più: fino ad una decina d’anni fa si studiava che il Sistema Solare fosse composto da nove pianeti; pochi forse sanno che in realtà i pianeti oggi sono otto, perché in virtù delle nuove scoperte fatte si sa che Plutone è un planetoide non paragonabile alle caratteristiche degli altri pianeti. Cosa sceglieranno i senatori quando dovranno votare per le Unioni Civili: la scienza o le ideologie fondamentaliste? Staremo a vedere.

Sta di fatto che mentre sotto l’egida della Regione Lombardia ieri (17 Gennaio) si è svolto uno dei convegni più omofobi della storia recente della nostra nazione – con la promessa di riproporlo durante i giorni in cui si svolgerà l’Expo -, proprio l’altro ieri in Iraq (16 Gennaio), nella città di Ninive, due omosessuali sono stati giustiziati in una maniera crudele, lanciati da un palazzo altissimo con le mani legate e bendati. Una nutrita folla era presente a guardare l’esecuzione. Leggendo alcuni commenti alla notizia sul sito de “Il Giornale” sono stati moltissimi a schierarsi dalla parte delle leggi islamiche che puniscono con la morte gli omosessuali. In un commento si è arrivati a negare addirittura l’infibulazione femminile, affermando che questa è una invenzione occidentale per screditare civiltà più evolute della nostra.

La popolazione omosessuale mondiale, secondo i più recenti studi, è di circa il 10% (alcuni sostengono addirittura il 15%, altri un 7-8%. Consideriamo inoltre che l’orientamento sessuale è fluido per cui una vastissima fetta della popolazione non può neanche considerarsi strettamente omosessuale o eterosessuale (evitando ora d’addentrarci in discorsi troppo complessi e che esulano fuori dal discorso). Ciò significa che a Galatina, dove ci sono circa 27.000 abitanti, 2.700 persone potrebbero essere omosessuali (poco più o poco meno). 2.700 persone che, nella nostra città, ieri sono state diffamate, insultate, derise, considerate malate in un convegno a Milano.  2.700 nostri concittadini che, se fossero nati in determinati Stati, oggi rischierebbero il carcere a vita o la pena di morte. O che, nascendo in altri Stati, sarebbero cittadini come tutti gli altri, godendo degli stessi diritti e avendo gli stessi doveri. 2700 cittadini diffamati, insultati, derisi ieri a Milano e che potrebbero essere tranquillamente nostri fratelli o sorelle, amici o amiche, semplici conoscenti con cui scambiamo quotidianamente quattro chiacchiere… E sarebbe interessante sapere quanti dei nostri concittadini galatinesi sarebbero pronti a difendere i loro parenti e i loro amici in maniera democratica come ha cercato di fare il 22enne a Milano.

Attenzione, quindi all’uso delle parole nella nostra libertà d’esprimersi. Riflettere ogni tanto su cosa significa essere liberi non sarebbe male.

Antonio Sedile
Docente di Psicologia della Comunicazione presso l’ IISS “De Marco Valzani” - Brindisi

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