Lettera aperta al MIUR: Università. E' ora di dire "basta" alla disparità tra nord e sud.

Politica Scritto da Rita Manni - 31.01.12
universit-di-lecceNon si tace più, finalmente. Cambiato il Governo, ora ognuno cerca di far avanzare i propri diritti, spesso da anni ingiustamente e ingiustificatamente calpestati. Le proteste a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane sono numerose, forse un po’ in ritardo, ma pur sempre un modo di far sentire delle voci fuori dal coro. È il turno delle Università del Meridione che, in una lettera al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Francesco Profumo, hanno espresso la loro indignazione nei confronti delle disparità di trattamento economico tra le Università del Sud e del Nord Italia.
I rettori delle Università del Salento, del Molise, della Basilicata, di Bari e del Politecnico della stessa città e di Foggia, hanno analizzato la situazione partendo dalla demarcazione di un ipotetico meridiano che passi da Foligno;  dei 27 atenei  situati a sud di tale linea solo 2 sono considerati virtuosi. I restanti atenei che godono di questa qualifica si trovano nel nord Italia. Per ragioni storiche le università del Sud ricevono meno finanziamenti. Numeri alla mano in Italia, l’università che gode di più benefici riceve 6500 euro dallo Stato per ogni studente, mentre la meno “retribuita” ha a disposizione solo 2500 euro ad iscrizione. Si innesta così un pericoloso circolo vizioso per cui le università virtuose, già storicamente finanziate con fondi maggiori rimangono tali e le altre, lasciate a loro stesse, non potranno mai raggiungere livelli d’eccellenza. Situazione che ha raggiunto la massima gravità da quando è stata aumentata la quota di premialità e soprattutto da quando i criteri sono diventati delle vere e proprie discriminanti. Ad esempio, per quanto riguarda la didattica, non viene premiata la qualità, ma la facilità nell’essere promossi ad un esame.
Non solo, infatti, gli enti locali e gli istituti bancari, che spesso sostengono economicamente gli atenei, hanno molta più disponibilità monetaria se si trovano nel Centro-Nord Italia che nel Sud.
Per i rettori, unanimi nel lamentare la difficile situazione degli atenei dei Meridione, è fondamentale avanzare al Governo alcune richieste, il soddisfacimento delle quali non comporterebbe alcun onere aggiuntivo per lo Stato.
Introdurre un contributo standard per studente, unico su tutto il territorio nazionale, al fine di uniformare in termini equitativi la distribuzione della cosiddetta “quota storica”, sarebbe una delle prime misure, per poi passare stabilire dei criteri di valutazione della premialità equi,  condivisi con la comunità accademica, noti e stabili su orizzonti temporali pluriennali.
Fiduciosi, i rettori attendono una risposta del Governo che dovrà in qualche modo rispondere alle questioni rilevate nel Sud Italia, non solo nel campo dell’istruzione, ma anche dei trasporti, dell’agricoltura e di tutte le problematiche dei meridionali, inasprite dalle ristrettezze della crisi economica degli ultimi anni.


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