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Lettere al Direttore
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Scritto da Salvatore Francone -
17.01.10 |

 Vi racconto una storia. Una storia vera che per l’assurdità dei fatti potrebbe essere inventata. Una storia con protagonisti dei lavoratori, un’impresa e una banca. Una storia avvenuta solo pochi anni fa. Cercherò di renderla molto breve per il ribrezzo che provo nello scriverla. Un’insofferenza che forse avrete anche voi dopo averla letta.
Se avrete questa sensazione, forse, il mio racconto sarà servito a qualcosa, o forse, avrete mangiato qualcosa che vi ha fatto male. C’era una volta una società in un piccolo paese del sud con dei problemi economici, finanziari e di liquidità, a cui far fronte. Fatiche forse solo apparenti. Difficoltà, che per il protrarsi delle situazioni non potremmo definire congiunturali ma, necessariamente strutturali, e che la inducevano a ritardare il pagamento degli stipendi ai propri dipendenti. E, quindi, ogni mese gli amministratori della società “concedevano”, se andava bene, un acconto sullo stipendio dell’anno prima. Gli operai? Tutti brava gente, tutti lavoratori, tutti padri di famiglia. La soluzione per far fronte a ciò? Chiedere un finanziamento. A chi? Beh la risposta verrebbe spontanea a tutti, ad una banca. Una istituzione nata per questo, che fonda il proprio fine proprio su questo, intercettare i risparmi delle famiglie, magari proprio di quelle brave persone di cui sopra e destinarli alle imprese o ad altre povere genti per far fronte alle necessità che la vita ci pone dinanzi. La società ha una crisi strutturale però. Non potrebbe figurare come un buon cliente, non potrebbe garantire il ritorno del finanziamento. E quindi, che fare? Beh un bel gioco di prestigio, un gioco finanziario che per altri aspetti si è visto ripetuto in tutte le importanti piazze del mondo negli anni passati. Concedere il finanziamento si... beh dopotutto i lavoratori dovranno essere pagati, dovranno sfamare i propri figli, ma chi può garantire l’operazione??? Semplice, i lavoratori stessi. Quindi, tutto deciso, volete i vostri stipendi arretrati andate in banca il giorno stabilito e firmate “le carte” sono già tutte predisposte, tutte compilate, dovrete solo firmare e darete da mangiare alle vostre famiglie. Riavrete parte di tutti quegli stipendi arretrati di cui avete diritto, semplice e indolore si pensava. Non vi preoccupate basta una firma. Avete letto bene, i lavoratori per mangiare diventano fideiussori dell’azienda per cui lavorano. Tutti felici, penserete! Se l’azienda avesse una crisi “solo” congiunturale, se fosse solo un problema momentaneo di liquidità, si può chiudere un occhio. Un azzardo finanziario si, ma pur sempre momentaneo. Beh non è proprio così. Come avevano “previsto” responsabili del finanziamento e il direttore della banca subito dopo la società fallisce, penserete… “capita!” Ma forse vi siete scordati qualcosa… Cosa??? La fideiussione!! Quella servita per finanziare gli stipendi dei lavoratori dell’azienda. Beh quella rimane e con lei i lavoratori disoccupati e protestati… una storia già scritta!! Salvatore Francone Carissimo Salvatore, purtroppo sono storie drammatiche ma reali, dove tra i protagonisti c'è chi ha sempre un paracadute, o meglio sa bene come sfuggire alle proprie responsabilità. Chi invece, gli operai, subiscono. Costretti a pagare in prima persona. T.M.
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