Gentile Direttore, colgo l’occasione del suo intervento sullo stato di degrado della nostra “pupa”, per scrivere questa lettera che da tempo avevo in mente, ma che rimandavo nella speranza di qualche segnale che facesse pensare ad un’inversione di tendenza di quella che ormai appare la vita di una città fantasma.
Non ho certo la presunzione di poter suscitare l’indignazione di qualche cittadino o nostro amministratore, poiché ormai da tempo ho maturato la convinzione che gli abitanti del nostro comune siano “immuni” a qualsiasi avvenimento positivo o negativo che sia. Vorrei premettere che la mia non vuole essere lo sfogo di una cittadina disillusa poiché, nonostante tutto, il mio atteggiamento nei confronti della mia città di origine, rimane attivo e propositivo così come per mio carattere sono incline a fare. Appartengo infatti a quella schiera di ormai pochi cittadini galatinesi che, nel loro piccolo, cercano di dare un contributo al risveglio di questo paese. Purtroppo il lavoro che attende è veramente duro, innanzi tutto perché ci si scontra quotidianamente con l’indifferenza di tutti. Indifferenza dei cittadini ai quali sembra che tutto scivoli addosso senza lasciare segni evidenti e senza che i galatinesi abbiano mai l’entusiasmo, il coraggio, l’obiettività, la sensibilità, di opporsi o di approvare qualsiasi accadimento o cambiamento. Indifferenza dell’Amministrazione che, a seconda delle situazioni, rappresentata dai vari organi preposti, sembra non colga mai con sufficiente interesse le proposte o le denunce di allarme di qualsiasi tipo. Se, nell’interesse della collettività, i cittadini più solerti, cercano di dare il loro contributo nella speranza di ottenere benefici tangibili, dove l’Amministrazione è carente, si innalza un muro ad impedire ogni tipo di collaborazione proficua. E questo atteggiamento di sfiducia reciproca induce chiaramente a mal pensare, anche i cittadini più in buona fede. Ormai da decenni questa situazione logora Galatina e non basta appellarsi al disguido, al momento difficile, al periodo pre o post elettorale, forse è il caso di constatare che, al di la delle figure istituzionali singole, c’è tutta una macchina che non funziona come dovrebbe. Appartengo a quella fascia di età in cui spesso si cominciano a fare i bilanci della vita ed essendo madre ogni giorno mi chiedo se gli insegnamenti che trasmetto a mio figlio siano corretti. Sappiamo bene però che l’educazione e l’insegnamento passano non solo attraverso parole e fatti, ma soprattutto con l’esempio e il confronto quotidiano. Quando mio figlio mi chiede di poter andare a scuola senza indossare il grembiule, gli rispondo che non è possibile, poiché la scuola è una collettività in cui si sono stabilite delle regole che vanno rispettate da tutti, al fine di riuscire nel miglior modo possibile nella convivenza. E’ chiaro però che, se mio figlio, recandosi a scuola, incontra i suoi compagni che non si attengono al rispetto di quelle regole, è difficile fargli capire che le stesse stabiliscono un equilibrio importante fra i bambini. Così mi appare ormai la nostra città: una collettività senza regole. Un insieme di persone che, pur volendo bene al proprio territorio e cercando ansiosamente di ridare vita e benessere alla città, mancano di esempi concreti, di confronti, di spazi e pensieri comuni e che quindi vanno in direzioni diverse, pur volendo raggiungere lo stesso obiettivo. Mi piacerebbe che il senso di appartenenza alla nostra cittadina, si manifestasse con più forza in ognuno di noi, dandoci spirito e vigore per guardare lontano. E mi piacerebbe che il rispetto delle regole fosse un punto di partenza per tutti: cittadini e Amministratori. Galatina, 27 Luglio 2010 Francesca Sabella
Carissima Sig.a Sabella, sottoscrivo ciò che lei ha scritto. Lei ha parlato della “Pupa”, nel mese di maggio sottolineammo lo stato di abbandono ed immediatamente ci fu l’intervento. Certo che noi non siamo chiamati a fare i vigili! Il lavoro che cerchiamo di fare è sottolineare lo stato delle cose, ma poi, come Voi dite, dovrebbero esserci i preposti al controllo ma soprattutto a far rispettare le regole. “Regole” termine astratto che una città come la nostra sembra aver dimenticato. Ma la colpa, però, è di tutti. T.M.
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