Contattaci

Vuoi scrivere anche tu al direttore? Fallo direttamente qui!

Il tempo perso

Lettere al Direttore Scritto da Luigi Mangia - 20.02.10
smaller text tool iconmedium text tool iconlarger text tool icon
mezzogiornoIl meridione d’Italia è un grande esempio di tempo perso: nel1951 il contributo del meridione alla formazione del PIL era del 23,9%, nel 2010 del 23,7%. Il dato dimostra con grande chiarezza il fallimento del problema del mezzogiorno di tutti i governi. Nelle manifestazioni dei suoi cent’anni, Confindustria a Bari, nel teatro Petruzzelli, il 19/02/2010 propone la discussione di un tema molto interessante per i problemi del meridione: “il sud aiuta il sud”. L’ utilità di questa scelta è quella di guardare al territorio, di partire dalla fotografia dei problemi del mezzogiorno e guardare alla soluzione non nella dimensione meridionale ma in quella del Paese. Ora proviamo a leggere, cercando di capire che cosa significa, “il sud aiuta il sud”. La prima considerazione positiva è quella che questo tema fissa il principio che i problemi del sud possono essere risolti solo e soltanto dalle capacità di lotta dei meridionali e dalle capacità di imporre progetti capaci di interpretare i nuovi gusti, i nuovi costumi e occupare i nuovi mercati. Ma, perché non è mai nata la soluzione della questione meridionale? Perché è mancato lo Stato e non gli aiuti, e i soldi che pure ci sono stati, sono stati spesi male. Quasi tutti gli indicatori: la qualità della pubblica amministrazione, la criminalità, una impresa su tre paga il “pizzo”. Secondo Bankitalia, “la criminalità altera gravemente le condizioni di concorrenza: condiziona anche il comportamento delle imprese legali; impone costi diretti, come le estorsioni, e indiretti, come l’obbligo di assunzione di personale o la non interferenza in taluni appalti”. L’incapacità di portare a termine le infrastrutture come per esempio l’interporto modale di Francavilla Brindisi, le terme di Santa Cesarea, il filobus di Lecce. L’illegalità e la scarsa qualità dell’istruzione scolastica, dal 2010 le ore di istruzione degli istituti superiori diminuiranno mentre il mercato e le imprese chiedono giovani più preparati, meglio specializzati. Le banche e il credito, al sud il credito costa almeno un punto in più rispetto al nord con gravissimo danno per le imprese, soprattutto per quelle piccole che hanno scarsa forza negoziale. Nel sud del Paese è mancato lo Stato e da oltre vent’ anni è mancata la classe dirigente, faccio fatica a ricordare infatti l’ultimo Presidente del Consiglio meridionale. Il Paese è cambiato. La geografia sociale è fatta di solitudine e di badanti e di giovani che emigrano, non hanno più la vecchia valigia di cartone ma quella moderna in pelle con dentro il pc. La nostra terra perde le forze migliori e diventa sempre più povera senza talenti. La lotta per lo sviluppo nel meridione oggi si è fatta ancora più difficile perché manca la generazione di mezzo che la politica ha perso per non averle saputo parlare, ed il Paese nel 2010 non avrà giovani, infatti non supereranno le 600000 unità. I giovani sono ancora più persi e più delusi. Un indagine del “Censis” rivela che il 75% degli studenti non è interessato alle riforme del Ministro Maria Stella Gelmini e non ha fiducia negli studi. Per vincere la lotta al sud bisogna cambiare prima la politica, poi guadagnare la fiducia dei giovani e pretendere una classe dirigente preparata e moralmente pulita. Il primo capitolo da risolvere è quello della spesa sanitaria che assorbe l’ 80% del bilancio senza offrire al cittadino un servizio adeguato e dignitoso. Nelle grandi scelte bisogna muoversi con lungimiranza e intelligenza. Il Presidente della Commissione Cultura di Confindustria, Alessandro Laterza, e l’Assessore all’Agricoltura della regione Puglia, Dario Stefano, sanno molto bene che il turismo in Puglia non può puntare tutto sul mare sui monumenti e sulla cucina perché la Puglia è un territorio troppo grande con 4 milioni e 800000 abitanti. Il turismo di qualità allora deve puntare e stimolare anche il comparto manifatturiero, privilegiando la trasformazione delle risorse locali dell’agricoltura di cui la nostra terra è generosissima. I nostri vigneti, il nostro grano e i nostri ulivi hanno fatto la civiltà del gusto sui mercati mondiali, ma non hanno risolto la questione meridionale ferma al Dopoguerra perché è mancata una classe dirigente capace di imporsi come forza di progetto con la determinazione di fare delle proprie risorse le strategie vincenti sui mercati nazionali ed esteri. Siamo stati troppo pigri, troppo comodi, forse troppo “bamboccioni” assistiti dai soldi della Democrazia Cristiana. Ora quei tempi sono finiti ed è il tempo di sporcarsi le mani con la fatica e con la responsabilità di una classe matura capace di svolgere il proprio dovere. Il tempo perso è finito, dobbiamo crederci. Luigi Mangia

Annunci Pubblicitari
Commenti (0)Add Comment

Scrivi commento
smaller | bigger

security code
Scrivi i caratteri mostrati


busy
 
Banner
trova-attivita

Aiutaci a Crescere
Sito Rilasciato sotto Licenza Creative Commons
Associazione Galatina2000 P.I.04263350755 - Direttore Responsabile: Tommaso Moscara