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Vuoi scrivere anche tu al direttore? Fallo direttamente qui!Alcune riflessioni sul tema della giustizia e non solo |
| Lettere al Direttore | Scritto da Antonio Marra - 25.01.12 | |||
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Noi sappiamo che ogni sistema democratico moderno poggia sul principio della separazione dei poteri, legislativo, esecutivo e giudiziario. Ma sappiamo anche che questa separazione non è netta come dovrebbe. La norma costituzionale citata lo sta a testimoniare. Se, tuttavia, si può comprendere che ci sia un collegamento tra il potere legislativo e quello esecutivo, non si capisce, da un punto di vista sia logico che sistematico, anche interno alla Costituzione stessa, quale possa essere il motivo per cui essa, dopo aver stabilito, ribadito e sottolineato e apprestato tutti gli altri strumenti normativi (vedi gli articoli che precedono il 110 e che qui non è la sede appropriata per citare) per assicurare l’indipendenza della funzione giurisdizionale rispetto agli altri poteri, non abbia poi con sequenzialmente optato anche per l’indipendenza finanziaria. Preso, dunque, dalla curiosità, sono andato a rivedermi i verbali dei lavori preparatori, nei quali ho trovato che nella seduta del 5 dic. 1946 della Seconda Sottocommissione il relatore (il grande giurista Calamandrei) poneva, in effetti, il problema della indipendenza “assoluta” (quindi, anche finanziaria), concludendo per la sua esclusione, poiché riteneva che “In un momento particolarmente delicato come l’attuale, in un regime che, essendo sorto da poco e dovendo consolidarsi in un certo numero di anni, ha bisogno della assoluta fedeltà di tutti i suoi organi, potrebbe essere pericoloso riconoscere alla magistratura un’autonomia assoluta, quando sulla fedeltà del corpo giudiziario alla Repubblica possono ancora nutrirsi dei dubbi”. E certo, considerando il contesto storico e sociale (non dimentichiamo che al referendum la Repubblica vinse, ma molto di misura) in cui i costituenti operavano, la preoccupazione del Calamandrei aveva un fondamento. Oggi, però, dopo 65 anni, credo che ci possiamo permettere di pensare che quelle preoccupazioni più non sussistano. Personalmente, anzi, dopo circa trent’anni di esperienza nel settore, mi sono fatto una mia convinzione: che la politica, almeno nella sua gran parte, non voglia far funzionare la giustizia per il semplice motivo che meglio essa funziona, più intenso è il controllo sulle malefatte della politica. Se questo fosse vero, ci si può rendere conto degli stretti legami che intercorrono tra i vari aspetti dell’amministrazione della cosa pubblica. Ad esempio, è unanime convinzione, enunciata, peraltro, ai più alti livelli, che una delle cause per cui questo paese è poco appetibile per gli investimenti esteri, è il pessimo funzionamento della giustizia civile. Tanto che adesso ci si è inventati un altro “pannicello caldo”, quale ritengo sia l’istituzione del c.d. Tribunale delle imprese, il quale, a mio modesto avviso, sarà l’ennesimo fallimento di un tentativo che, come al solito, non affronta le radici del problema, che sono sempre le stesse, cioè la scarsità di risorse. Si potrebbe, dunque, concludere con la seguente riflessione: il benessere si è ridotto perché il lavoro scarseggia; il lavoro scarseggia perché c’è scarsa impresa; c’è scarsa impresa anche perché scarseggiano gli investitori esteri; gli investitori esteri scarseggiano anche perché la giustizia civile non funziona; la giustizia civile non funziona anche perché mancano le risorse necessarie; le risorse scarseggiano perché c’è una precisa volontà politica di farle scarseggiare. Soluzione: si modifichi la Costituzione e si dia al potere giudiziario quella “totale” indipendenza, anche finanziaria, che si è ritenuto di non assicurargli nel 1946 per i motivi che abbiamo visto e che ora non hanno ragione di esistere; si affidi al Parlamento, cioè ai rappresentanti del popolo sovrano, il solo potere di controllo sulla efficienza e sulla efficacia dell’amministrazione della giustizia. Ecco come con un intervento di aggiustamento normativo (quindi senza costi aggiuntivi), a questo punto, direi, dovuto, dato che sono venuti a mancare i motivi dell’attuale imperfetta indipendenza, si può contribuire a rimettere in carreggiata questo paese, incidendo contemporaneamente su diversi aspetti importantissimi del vivere civile. Antonio Marra (cancelliere) Carissimo Cancelliere Marra, ho letto con piacere e attenzione l'intervento utilissimo e pieno di spunti per intessere un dibattito ampio sulla questione. Lo spazio è aperto. Un saluto, T.M. Annunci Pubblicitari
Commenti (3)
![]() scritto da poi, gennaio 25, 2012
caro cancelliere stiamo leggendo tutti i suoi spunti su questo sito e anche sull'altro quello del prof valente...spunti apprezzabili e in alcuni casi condivisibili...ma una domanda mi vien spontanea, specie dopo aver letto un commento sull'editoriale del direttore moscara che la invitava a dare alcune risposte...che al momento non ha ancora fornito...ma che credo conoscendola personalmente non avrà motivo a non dare..per caso, questa sua improvvisa ed inusuale "invasione" dei siti con considerazioni e indicazioni ha nulla a che fare con il fatto che fra poco, fra qualche mese si vota a galatina? e magari lei vorrebbe candidarsi?
scritto da Free, gennaio 26, 2012
ULTIM'ORA 26/01/2012
INAUGURAZIONE ANNO GIUDIZIARIO SINTESI 9 MILIONI DI CAUSE ARRETRATE. La colpa era di Berlusconi, ora il clima è cambiato; i cittadini sono molto litigiosi e gli avvocati sono in troppi (ma non dovevamo liberalizzare le professioni. Bha non si capisce). E poi in carcere ci vanno in troppi e la prescrizione è troppo breve (caspita un processo vuoi che non duri almeno qualche generazione?) Però, caspiterina, lo standard dei togati è elevato.... PROPOSTE:la politica cerchi la soluzione, ma che non ci rompi troppo le scatole con riforme o riformine. Come sopra, c'è sempre qualche altro responsabile da cercare altrove. Se non è questo delirio di onnipotenza. Scrivi commento
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se tifa un po a sinistra o tifa per la destra
o per il suo potere". (Gaber)
Oramai è diventato lo sport nazionale, quando qualcosa non funziona la colpa, non si sà perchè, è sempre di qualcun altro.
Mai qualcuno che si assumi delle responsabilità e faccia un po di autocritica.
La Giustizia non funziona? E' colpa della politica!
Come se i magistrati non facessero politica o non avessero esimi esponenti all'interno del palazzo.
Mi scusi cancelliere ma non ho ben capito cosa intende per totale indipendenza finanziaria?
Capisco che le risorse da sprecare non bastano mai, ma che vi mettiate a riscuotere le imposte e tasse direttamente mi sembra una baggianata.
Corrisponde al vero, sig.cancelliere, che in Italia vi sono 14 magistrati ogni 100 abitanti, in francia 12, in Spagna 10 ed in Inghilterra solo 7?
Che cancellieri siete in 27.000, poco meno del doppio di quelli francesi?
E' vero che in italia il sabato non si fanno udienze ed il periodo feriale è interminabile?
Può essere che ci sia qualche (sic) fannullone tra di voi?
E' vero che nessuno vi può giudicare in nome dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura anche se battete la fiacca?
Adesso anche esattori, no grazie, rimanete al vostro posto tanto non vi tocca nessuno.
P.S. la frase di Gaber con cui inizio questo commento fà parte dell'album "UN'Id*oZIA CONQUISTATA A FATICA".