Pensiero laico e pensiero cristiano davanti alla semplicità di una stalla. Il filosofo Jean Paul Sartre descrive il suo Dio

Cultura Scritto da Elena Manigrasso - 30.12.11
presepioIn questi giorni di stelle che sfavillano nelle piazze e nelle case viene a molti l’idea di raccontare il proprio Natale, partendo dalla semplicità di una greppia. Potremmo chiamarlo presepe letterario, come ha commentato una lettrice di Galatina 2000. Ma a volte le interpretazioni sulla descrizione della Natività non sempre sono clementi. Alcuni dichiarano che le testate giornalistiche e il web spendono senza misura fiumi di inchiostro (reale e virtuale) sul carattere confessionale dell’Avvento. Il nome di Cristo crea sempre terremoti... sin dalla sua nascita. Eppure non solo i credenti si sono soffermati a riflettere davanti a una stalla, fatta di respiri di uomini e animali, nella quale però si nasconde il respiro di un Dio che si può toccare. Non sono queste le parole di un religioso ma di un filosofo padre dell’Esistenzialismo: Jean Paul Sartre, che sulla fragilità dell’uomo senza Dio ha fondato un pensiero.
Sartre descrive una Vergine pallida che guarda il suo bambino. “L’ha portato in seno nel suo ventre per nove mesi e gli darà il suo latte. In certi momenti la tentazione è così forte che si dimentica che è Dio. Lo stringe tra le sue braccia e dice: piccolo mio. Poi lo guarda ancora e pensa: questo è mio figlio. Questa carne divina è la mia carne. E’ fatta di me, ha i miei occhi e la mia bocca. E mi assomiglia; è Dio e mi somiglia. Un Dio piccolissimo che si può prendere tra le braccia e coprire di baci. Un Dio tutto caldo che sorride e respira che si può toccare e vive. (Jean Paul Sartre, Bariona o il figlio del tuono, dal settimanale Nuovo dialogo 23/12/11).
Anche Sartre si sofferma a contemplare la semplicità di una madre davanti al figlio, descrive la fragilità del dio-neonato. Un neonato che da lì a poco si metterà in cammino. Con sua madre e suo padre, negli umili meandri del quotidiano. Alla ricerca della verità. Da bimbo dormiente a uomo in cammino. Come ognuno di noi.
Questo il racconto di un laico non certamente in odore di incenso da sagrestia. Il pensiero di Sartre è segnato infatti dall'opera “L’essere e il nulla” testimonianza del suo esistenzialismo ateo.
A me “ Figlio del tuono” sembra il più bello dei racconti, insieme alla descrizione che Erri de Luca fa della sua Miriam, della vergine davanti al suo bimbo, nel racconto “In nome della madre”. Ma è un mio pensiero che può fare fumo da qualche parte. Ricordo ancora il caminetto della mia vecchia casa: ci tenevo tanto e invece faceva fumo. Ma scaldava molto ed è stato testimone di mille pensieri e mille racconti, in mezzo ai panni da asciugare. Rimane il fatto che da qualche parte faceva fumo. Questo patchwork di parole è nato invece davanti a un termosifone in ghisa: sarà questo il mio peccato? Elena Manigrasso
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Commenti (2)Add Comment
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scritto da gabriella, dicembre 30, 2011
per quanto mi riguarda non è certo attraverso questo racconto che si può giudicare una persona con l'odore d'incenso di sagrestia!ciao galatina 2000 buon anno
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scritto da jj, dicembre 31, 2011
C’è così tanta crisi che nella mia città hanno allestito un presepe morente.
maryread
da Spinoza.it
dopo aver rischiato la lapidazione o di essere arso sul rogo, auguro un buon 2012 con una battuta spinoziana.

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