Legge Levi: lettura...quanto mi costi?

Cultura Scritto da Michele Stursi - 02.10.11
legge-levi-libri-vietato-leggereParliamo della Legge Levi (dal nome del primo firmatario Ricardo Franco Levi, deputato del PD), ovvero della legge n.128 approvata lo scorso luglio che disciplina il prezzo dei libri, ovvero fissa un tetto massimo del 15% per gli sconti sui libri, che può raggiungere il 20% “in occasione di manifestazioni di particolare rilevanza internazionale, nazionale, regionale e locale” e “in favore di organizzazioni non lucrative di utilità sociale, centri di formazione legalmente riconosciuti, istituzioni o centri con finalità scientifiche o di ricerca, biblioteche, archivi e musei pubblici, istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado, educative e università”.
I piccoli editori e le piccole librerie indipendenti hanno accolto festanti questa norma che regolamenta e disciplina il prezzo dei libri, il più delle volte super-scontati in maniera scorretta da librerie dipendenti dai grandi editori e librerie on-line (vedi Amazon). Non vi nego che, se io non fossi stato un accanito lettore e quindi non intrappolato in uno scomodo conflitto di interessi, me ne sarei rallegrato: che tristezza infatti vedere sempre più piccole librerie, che in genere prediligo in quanto accoglienza e confort a quelle grandi e affollate, deserte e trascurate! Succede spesso, è risaputo, che i giovani librai si avventurino nel mondo dell’editoria e poi l’entusiasmo vada col tempo e i guadagni scemando e fiaccandosi, e gli scaffali rimangono semivuoti e il disordine ne diviene despota. Tenendo a freno la concorrenza quindi, s’è pensato di dare una boccata d’aria fresca e di speranza alle piccole librerie.
Ma i lettori? Cosa ne pensano i lettori? Beh, per chi compra un libro l’anno e per chi i soldi ce li ha il problema non si pone, ma per chi è studente come me e magari arriva a comprare anche una decina di libri al mese la questione diventa meno irrilevante. Io me ne sono fatto una ragione, di certo non sbraito e non scalcio, comprerò meno libri e li comprerò nella piccola libreria del mio paese, mi farò consigliare dal mio amico libraio che oramai mi conosce per nome e, perché no, mi divertirò io stesso a consigliargli nuovi acquisti. No, non sacrificherò la lettura, continuerò a leggere i miei libri e magari quelli più costosi li recupererò in biblioteca.
Ahia! Abbiamo toccato un tasto dolente! E le biblioteche? Come faranno ad acquistare i libri, a tenere aggiornati i loro cataloghi, con la doppia mazzata della diminuzione dei fondi e il contenimento del tetto massimo di sconto? Non ce la faranno nemmeno loro e come me, povero lettore, acquisteranno meno volumi e non aggiorneranno i loro cataloghi. A discapito di chi? Dei piccoli librai? No. Dei grandi editori? No. Qui a rimetterci sarò solo io, povero lettore, che mi dovrò accontentare di leggere quello che riuscirò a reperire tra gli scaffali della biblioteca della mia città o quel libro mensile che dovrò scegliere accuratamente tra centinaia (non si può più osare, quindi, bisogna andare a colpo sicuro).
Allora mi viene un dubbio. Sarà che mi vogliono far leggere di meno? No, non credo (o almeno lo spero). Allora le soluzioni sono due (una sola fattibile): aumentare i fondi per l’acquisto di nuovi volumi (direi impossibile) oppure semplicemente liberalizzare gli sconti alle biblioteche. Succederà qualcosa? Nel frattempo on-line è possibile firmare una petizione al Presidente della Repubblica. Michele Stursi
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