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Cronaca
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Scritto da Luigi Mangia -
10.03.10 |
 Il libro bianco sui tumori conferma in Italia un aumento delle patologie tumorali e la società italiana dei pediatri denuncia un aumento del tumore dell’ 1,5% nei bambini da 1 a 3 anni, aumento che mette i brividi nella schiena perché riguarda i bambini che noi non sappiamo difendere, riguarda il nostro futuro, interessa il dopo di noi.
Da oggi anche l’ Italia ha la sua legge contro il dolore: oppiacei, derivati della cannabis, morfina, non soltanto gli antidolorifici tradizionali ma tutte le sostanze stupefacenti ad uso terapeutico potranno essere usate sia come “cure palliative”, per rendere più sopportabili gli ultimi giorni di vita di un malato terminale, sia per controllare il dolore nelle “forme morbose croniche”, la cosiddetta terapia del dolore vera e propria. Ora per 250000 malati di tumore e 11000 bambini è più facile lottare contro il dolore. La legge sulle cure palliative è il trionfo dei valori di civiltà contro l’egoismo e la solitudine del dolore. Il malato combatte in solitudine il dolore del male, la sua voce è forte, inascoltata, persa fra le mura amiche nel nido della famiglia. Gli occhi sono profondi ricchi di pensieri, ma rinunciatari, non vogliono più vedere perché non c’ è nessuna strada alternativa alla certezza del dolore del male vicinissima alla morte. La morte è l’ evento più certo della nostra storia di vita che ci fa paura che non abbiamo il coraggio di guardare, siamo tutti impreparati. I farmaci sono tutti utilissimi nella lotta contro il dolore, ma non bastano per vincere la battaglia contro il male. Bisogna essere preparati per accompagnare il malato terminale perché non è facile prenderlo per mano e fargli fare quel cammino difficilmente percepito perché fra la vita del dolore e la morte intesa come liberazione. Spesso il desiderio di morire, di scrivere la parola fine si rivela come uno scontro con un muro di gomma da dove si torna sempre indietro, sempre dentro il male, sempre più soli nel dolore, sempre più disperati a lottare contro il male accanito della vita indegna persino di essere bestemmiata. Ora la legge c’è e ci sono 150 milioni di euro per vincere la guerra del dolore. Le terapie palliative sono inserite nel piano sanitario nazionale, alle regioni è affidato il compito di predisporre il servizio delle cure palliative negli ospedali e nei territori, gli hospice. Come al solito l’Italia è divisa in due realtà: più preparato il nord, più in ritardo il sud. Per interpretare correttamente la legge delle cure palliative del dolore bisogna costruire un modello di salute che guardi alla salute non come stato di efficienza fisica, ma come diritto alla vita, come traguardo di benessere, di equilibrio corpo-mente. Per fare questo modello bisogna privilegiare il dialogo fra tutte le istituzioni e favorire un progetto di rete per sconfiggere il male del dolore anche nel tratto più difficile cioè quello di prossimità con la morte. Ora la sanità della campagna elettorale è quella urlata, delle cifre inventate, demagogica e strumentale agli schieramenti. Noi chiediamo una sanità più riflessiva, più abituata a dare risposte ai tempi di vita, anche a chi ha perso la speranza di chiedere di morire secondo i valori della civiltà della persona che merita rispetto sempre da tutte le istituzioni. Luigi Mangia
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