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Cronaca
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Scritto da Anna Onesimo -
03.02.12 |
Non capisco come mai una parola considerata di solito così negativamente come “monotonia”, all’improvviso è diventata ai più (compresa la sottoscritta) improvvisamente molto simpatica. E’ improvvisamente diventata sinonimo di serenità, tranquillità, prosperità. Letteralmente monotonia vuol dire “dello stesso colore”, “sempre uguale a sé stessa”, con una tendenza alla negatività nell’accezione “Sgradevole insistenza e ripetizione di stessi fatti, situazioni, etc”.
Il suo sinonimo naturale è uniformità. Eppure a molti giovani che hanno ascoltato in diretta la dichiarazione del nostro premier o che l’hanno letta oggi sui giornali o sul web la “monotonia” non è sembrata così sgradevole. Soprattutto se la monotonia nelle loro menti viene associata alla parola futuro, della quale mai come oggi si sentono derubati. Senza la “monotonia” del lavoro fisso i nostri giovani sanno bene che non possono permettersi l’acquisto di un’auto o (sogno quasi irrealizzabile) di una casa, visto che nessuna banca accorda mutui o semplici prestiti a breve termine senza un rapporto di lavoro fisso e sicuro; nemmeno un computer o un tablet nei casi peggiori. Ovviamente non possono permettersi un affitto visto che non offrono alcuna garanzia ai proprietari degli immobili, e quindi molti rinunciano anche all’idea di formare una famiglia e continuano ad essere dei “bamboccioni” come qualcun altro li ha definiti in passato. Insomma non se ne esce più, coloro che sono incaricati di cercare di risolvere i problemi del nostro paese per garantire a noi tutti ed in special modo ai nostri giovani un futuro, uno, possibilmente sereno (o forse è chiedere troppo) invece di argomentare su questo punto, cercano di rubare (persino) il mestiere ai vari comici e cabarettisti e fanno gli spiritosi! Mi spiace per Monti, ma non ha alcun futuro come intrattenitore, e di facili e pessime battute ci ha già stancato il suo predecessore. E non è solo una questione di sentirsi o meno offesi o sdegnati, ma la chiara visione che queste persone sono lontane mille miglia dalla realtà quotidiana, che non hanno alcuna idea di cosa succeda ad un ragazzo che termina la scuola dell’obbligo (il liceo caro premier) o l’università e che non vede alcuna prospettiva davanti a sé, se non quella di fare (magari) lo “schiavo negro” nei call center ad orari assurdi per pochi centesimi di euro l’ora. Il lavoro fisso, il lavoro che dia delle prospettive per il futuro, che assicuri una crescita morale ed economica, non è monotonia, mentre è monotonia tutto quello che non è stato fatto in questo senso in tutti questi anni. Allora, caro premier e cari ministri tecnici, dateci e datevi “una botta di vita” ed aiutate noi genitori a costruirlo il futuro per questi ragazzi, questa sarebbe davvero una divertente novità. Anna Onesimo
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